Une bière de trop.

settembre 15, 2008

Un leggero oblio della mente.

Niente di eccessivo, la testa vaga, le membra leggere, un piccolo oblio tra coscienza ed incoscienza.

Questo è quello che amo.

La mente sono io.

Io sono la mente.

Chi sono io e chi è la mente?

Non importa in questi casi.

La gente si muove veloce ed io la guardo.

La vedo?

Si, a volte la osservo; questa gente qua è nuova, ha tanto da darmi… ho molto da prendere da loro, finchè hanno da dare ed io da prendere la noia è lontana.

Questa gente che pensa in un altro modo, in un’ altra lingua; la guardo e spesso mi sorprendo quando realizzo al modo in cui pensano tra sè e sè. In un’ altra lingua.

E a cosa pensano? E come lo pensano?

Il fatto che il loro pensiero sia incapsulato in uno schema diverso, mi fa uno strano effetto, questa cosa mi eccita, lo ammeto, ma la sostanza?

Uno schema è uno schema.

Noi siamo imbrigliati sin dalla nascita negli schemi, questo quanto incide sulla nostra essenza?

Quanto il mio Io è personale e quanto è sociale?

Sono qui a bere birra in un bistrot vicino Pigalle a Parigi, iniziando una nuova vita, cercando qualcosa che fino ad ora non ho trovato o che non ho saputo trovare o che non mi hanno fatto trovare…fa lo stesso, per ora sono felice, sono sempre Io, dentro un’ altra realtà, cercando di capire i suoi schemi e magari di apprezzarli ma possibilmente evitando di assorbirli.

Sto semplicemente cercando degli schemi che si adattino a me, il contrario lo trovo deprimente.

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il viaggio in me

giugno 27, 2008

Sento l’umidità sulla pelle,

poggio le mani sulla ringhiera è fredda, sento il rumore del mare.

Mi perdo vedendo la linea di orizzonte, la costa colorata dalle pennellate di nuvola che la contornano, focalizzo lo sguardo….

L’ idea del movimento inteso come percorrenza temporale da un punto ad un altro in quanto considerabile come linea di insieme crea infiniti fotogrammi, scorrendo formano il nostro esistere, ma questo non prevede l’emozione di una condivisione.

Metto i piedi in acqua, posso vedere oltre… incontro la pioggia che a me si avvicina il mare aperto infine i tuoi occhi.

La pupilla ago dello spirito non sbaglia rotta, la retina come un setaccio raccoglie quello che la mente non deve perdere, cosi impulso dopo impulso crea labirinti atti a recuperare le infinite rotte che attraversiamo, la ricerca dell’essenza, qualcuno per vedersi; dove riflettersi…

Due occhi cercanti si avvicinano si toccano ora sono una cosa sola.

La costruzione di questo momento nella testa e il dolore nel passare il velo mi stringe il cuore, nessuna conferma di esistenza un solo riscontro chimico, la percezione di te oltre la sostanza.

Torno attraverso i miei fotogrammi, consapevole di una ricchezza che non poteva essere costruita ma scavata dal passaggio di piu ragioni che per quanto brevemente, vanno nella stessa direzione.

Ora sollevo le palpebre, sta piovendo e questa stupida città è già troppo rumorosa per me, meglio tornare a dormire.

Stanotte mi sono ritrovato raggomitolato nel letto, un pò ubriaco e forse un pò fatto (una novità questa), a desiderare di voler tornare bambino.

Capita vero?

A me non era mai capitato. Desideravo proprio di  correre in lacrime da mia madre, di cercare attenzione da lei per farmi consolare, e di dimenticarmi un istante dopo il motivo del mio pianto, per fare qualsiasi altra cosa.

Desideravo fare cose stupide (più stupide di quelle che faccio tutt’ora), frivole, con la spontaneità propria dei piccoli, senza preoccuparmi dell’ impressione che avrei potuto suscitare in un eventuale osservatore.

La vita spesso è una gran rottura di coglioni (eh…si lo so, ma ora mi gira così), io la vedo molto come un moto costante e monotono puntellato qua e là da qualche guizzo irregolare, perciò desiderare di fuggire, di mollare tutto, di spezzare la routine e di aggrapparsi a uno di quei guizzi, penso sia abbastanza normale.

Ci sono quei momenti che anche le cose più importanti perdono di valore e sembrano sacrificabili in nome di una estrema libertà, di una leggerezza solo immaginabile, di una spontaneità a malapena descrivibile. Ho sempre immaginato però, di vivere tali momenti nel pieno della mia coscienza e ieri invece mi sono sorpreso con questo insolito desiderio.

L’inconscio che desidera l’ incoscienza. Ma che roba è?

Sarà forse una debolezza? Il mio magnificente Ego sta iniziando a mostrare i suoi primi segni di cedimento, ed orgoglioso com’è preferisce autoannientarsi piuttosto che vedersi allo specchio malconcio?

O forse è la mia coscienza (intesa come percezione, e non quella morale che è andata a farsi fottere da un pezzo, ‘sta troia…) che è stanca e ha deciso di prendersi una pausa? Ma stanca di cosa? Forse di portare sulle spalle tutti quegli schemi complicati con i quali deve sempre confrontarsi, e per colpa dei quali forse non riesce a fare il suo lavoro fino in fondo.

Quegli schemi che le impongo mio malgrado, quegli schemi che gli impone il mondo civile proprio tramite quella troia, che poi è la prima ad andarsene dopo aver marcato il territorio. Perchè la morale di ogni uomo è facilmente corruttibile, semplicemente perchè non è innata è solo applicata con forza; e per corrompere la morale basta un pensiero, non serve per forza un atto; ed ecco che lei si fa da parte, basta desiderare qualcosa di proibito, di sconveniente, di illegale, di eccessivo o di volgare per metterla da parte, quello che poi ci trattiene (a volte) sono gli scrupoli, sono le conseguenze; insomma sono gli schemi che deve portare sulle spalle la povera sorella. Cenerentola.

Ecco che forse Cenerentola questa notte ha voluto mandarmi un segnale: mi stava pregando di tornare indietro, a quando ancora la sua sorellastra non era arrivata a marcare il territorio, alla spontaneità dei primi anni di vita.

Spera forse forse che io conosca un modo per alleggerire il suo lavoro? Mica mi avrà scambiato per la fatina?

All-in-su.

febbraio 21, 2008

La vita è bella.

Finchè si ha qualcosa per cui vale la pena viverla.

Per fortuna viviamo in un mondo pieno di cose che ci sembra valga la pena di vivere per.

 

In questi casi poco conta interrogarsi sull’ apparenza e sull’ illusione. Alcune di esse possono far bene. Basta saper stare al gioco.

E’ questa ingenuità?

O è la forza di andare avanti a testa alta?

Ma in fondo perchè curarsi di questo?

Basta riuscire a tirare gli angoli della bocca all-in-su.

 

La ricerca del tempo.

febbraio 19, 2008

Sono ore che cammino per le strade, è notte e sotto il cielo della mia città mi sento solo. Ricordo di essere passato in quei posti in altri momenti, in altri stati del mio essere; rifletto su di me e sul mio passato, sui volti visti per strada persi in quell ‘angolo di mente modificata, invecchiata dal tempo.

Se è vero che il processo di apprendimento intelletivamente ci aiuta ad apprendere, valutare e sopravvivere, emotivamente ci uccide.

Il rinforzo che si verifica come riverbero amplificato di quello che è solo un segnale chimico, ci fa desiderare di rivivere quello che è fisicamente irripetibile e la consapevolezza di ciò ci rende mercanti di tempo.

Barattare il presente con ricordi, ombre del passato, inseguendo qualcosa che ci rende sbiaditi…

Salgo su casa, attaverso il salottino, devo evitare delle bottiglie di vino vuote lasciate dal padrone di casa sul pavimento, non voglio accendere la luce, tra poco non servirà piu. E’ pieno di polvere e l’ aria è quella di un luogo chiuso privo di vita.

Arrivo al terrazzino, vedo l’ alba.
E’ magnifica.