Spesso sono dell’ idea che nella vita non esistano vie di mezzo e da mezzo esaltato quale sono adoro gli estremismi, soprattutto nella sfera emotiva. Non me ne voglia Epicuro.

Ma nella società tutto è diverso, in quella grande nube dove non ti è premesso perderti nei sentimenti, seguire le passioni, dove devi sempre prendere una posizione, dove devi sempre dimostare di essere qualcuno, io preferisco di gran lunga trovarmi nel mezzo, preferisco schivare le prese di posizione preconfezionate, preferisco farmi gli affari miei, e far affannare gli altri sulle cose che ritengo stupide. Preferisco essere trasversale; così mi piace descrivere quelle persone che vivono nella società, ma non vivono per essa, che ne conoscono i meccanismi ma non si fanno travolgere da essi. Quelle persone che non sono nè ai vertici nè ai margini, sono quelle persone che cercano di vivere come piace a loro, scendendo a compromessi quel tanto che basta per non farsi rompere i coglioni, ma che sanno prendere una posizione e che si sono fatti un idea di molte più cose di quante se ne possano immaginare. Insomma quelle persone che fanno e sanno quello che gli piace.

Ovviamente per me il principe dei trasversali è Charles Bukowski, ma mi è capitato di conoscere, direttamente o indirettamente altre persone che hanno guadagnato la mia stima per questi motivi.

Il punto è che spesso lottare contro qualcosa, indignarsi per qualcosa, significa comunque darle considerazione, significa alla fin dei conti stare al gioco. E spesso non si riesce a distinguere il confine tra l’essere un individuo e il fare finta di esserlo, alimentando inconsapevolmente un qualche grande, troppo grande, meccanismo.

Ad esempio, banalmente, ostinarsi a tutti i costi di non seguire nessuna moda, non significa comunque seguire una moda? Non si sta comunque soffocando il proprio gusto personale per perseguire un banale intento?

E l’ateismo? Non significa credere che non esista alcun dio?

Va bene, penso di essere stato abbastanza chiaro, se così non è stato, sappiate che è per colpa vostra che siete troppo dentro al sistema.

Nihil.

dicembre 13, 2007

Sono un pò di giorni che mi girano per la testa varie cose di cui vorrei parlare, ma per mancanza di tempo e sconclusionatezza innata, ho un pò perso il filo della questione.

Nel frattempo volevo sottolineare un paio di eventi accaduti ultimamente nel paese in cui viviamo.

L’italia intendo.

Malgrado io mi interessi pochissimo di politica e attualità, oltre che per via della solita pappa da giovane sfiduciato verso le istituzioni, anche per una mia attitudine personale tendente al nichilismo e all’ accidia, nonchè al menefreghismo e alla disobbedienza sociale (che pezzo di merda… ma almeno non ipocrita), ogni tanto tiro fuori la testa dalla sabbia per guardarmi intorno, e quello che vedo solitamente mi fa venire voglia di ingoiare altri Kg di sabbia.

A questo punto l’unica cosa che mi resta per consolarmi è pensare a Giuliano Ferrara nudo dentro una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’utri che gli pisciano addosso e Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta .

Avrete già capito quale sia la nota dolente del mio discorso. Ora, non ho molta voglia di dilungarmi in apologie o denunce, ho solo voglia di esprimere la mia amarezza per questa situazione. Non saprei neanche bene con chi prendermela, ma tanto sarebbe inutile, e forse so il perchè, e il concetto è ben espresso secondo me proprio in una frase che Luttazzi ha scritto nel suo blog:

“Se io parlo del sostegno immondo di Ferrara alla guerra criminale di Bush, Blair e Berlusconi in Iraq, e voi vi scandalizzate dei toni satirici invece che di Abu Grahib o del napalm a Falluja, la vostra scala di valori è corrotta. Era questo il significato di quel monologo. Come volevasi dimostrare.”

Sia ben chiaro che questo non è un moralismo, ma una critica al moralismo, che come vediamo porta all’ ottusità della gente (o che parte da essa, chi lo sa…) che non riesce più a distinguere quali siano gli episodi veramente gravi della vita.

Ecco perchè sono dell’ idea che la morale non debba pervaderci, ma dovremmo essere ben consci che è solo uno strumento, un pacchetto di regole di convivenza, costruito ed evoluto in base ai nostri sentimenti e non il contrario, come spesso la gente finisce per pensare (prego i ferventi moralisti, che guarda caso sono spesso anche ferventi religiosi, di cambiare aria in caso non condividano, senza troppe rotture di palle) .

Uhm, mi sono fatto un pò prendere dalla mano, in realtà volevo solo fare un piccolo accenno a questa questione, la quale si commenta da sola, ed invece discutere un pò di un episodio che ho sentito personalmente come molto positivo: la mobilitazione degli autotrasportatori di questi giorni.

Non sto scherzando.

I disagi, l’irresponsabilità, le angherie e le costrizioni, le manovre politche e tutto quello che di negativo vi viene in mente, sicuramente sono stati presenti, ma apparte il fatto che sono dell’ ideache siano stati gonfiati come al solito, sono fermamente convinto che ne sia valsa la pena.

Una protesta seria e motivata, favoloso. Era da tanto che gli scioperini annunciati mi facevano sorridere, dopo che avevo pure smesso di chiedermi per quale motivo li facessero ancora.

Mi ha (quasi) eccitato, giuro. Potevo quasi sentire la sferzata di eccitazione derivata dall’ idea di aver messo in ginocchio un paese.

I motivi politici che hanno spinto a questa protesta per quanto validi, sono quasi marginali nel mio discorso, è più la dimostrazione del fatto che ogni uomo abbia ancora “potenza” che mi ha colpito.

Voglio dire, ma allora sappiamo ancora rivoltarci quando qualcosa non ci va bene, non siamo completamente appiattiti, sappiamo ancora prendere il toro per le corna e guardarlo negli occhi con aria di sfida, sebbene in cuor nostro arda la paura insieme al furore.

Il fatto di uscire per un momento dal corso ordinario degli eventi, unendo le propie forze e sfruttando i propri mezzi, per non essere solo un individuo confuso nella moltitudine, con la sua funzione e i suoi programmi, ma di emergere, di farsi sentire, di dimostrare potenza, per me è a stupendo, galvanizzante.

E’ uno dei tanti modi per non essere un uomo medio.

Io per uomo medio non intendo quello che si intende solitamente, quello per me è un uomo mediocre e basta .

Chi è l’uomo medio? Tutti siamo l’uomo medio, anche io purtroppo. Certo ovviamente non sto dicendo che siamo tutti uguali, il mondo è pieno di cretini, di ignoranti e di religiosi…io sono sicuramente meglio della maggior parte di voi, ma è una magra consolazione in fondo. (me la rido…)

Invece esistono uomini che influiscono fortemente sulla società, o che al contrario vivono fuori da essa, dentro loro stessi.

Quelli sono gli uomini che noi non siamo: poeti, scrittori, musicisti, rivoluzionari, dittatori, scienziati, benefattori, serial-killer, e dal lato opposto eremiti, vagabondi, barboni, disadattati (i miei preferiti).

Nel mezzo ci siamo noi, poveri scemi inghiottiti dal turbine di una vita tutta uguale a se stessa e a quelle degli altri. Si si, esistono mille variabili, e grazie-al-cazzo oserei dire, altrimenti avremmo già compiuto un suicidio di massa.

Insomma, prima che mi faccia prendere dal pessimismo più nero è meglio che rimetta nell’ armadio il superuomo di gomma, ma per quanto mi riguarda, massimo rispetto ai camionisti che per pochi giorni sono stati uomini sopra la media.

Divertissement!

novembre 27, 2007

Questa mattina mentre ero sul trenino per andare a lavoro, mi è capitato di vedere, come capita spesso non solo a me, il solito gruppetto di immigrati pieni di borse e pacchi, diretti chissà dove a vendere la loro paccottiglia.

Li guardo e mi interrogo sulle loro vite, sui loro pensieri, su come possano sentirsi; penso che trovarmi in una situazione del genere per me sarebbe l’inferno, non tanto per la povertà in se stessa, quanto per l’essere condannati a sopravvivere, ritrovandosi a trascorrere una vita senza stimoli che non siano quelli fisiologici, senza grandi aspettative, con poche speranze e ancor meno sogni. Uno dei livelli più bassi e infimi della maledetta routine della vita, che non dà neanche l’illusione di godersi la vita, magari facendo stupidi sacrifici per una stupida automobile, ma che ti sbatte direttamente in faccia la verità: sei una nullità, e sei schiavo dei tuoi bisogni fisiologici, devi spaccarti in due solo per mantenerti in vita e per farlo devi per forza stare al gioco.

Eppure guardandoli mi suscitano una certa invidia, un’ invidia mista a compassione, forse pena, non lo nego e mi dispiace e vorrei conoscerli, conoscere le loro storie ma sopratutto i loro pensieri, le loro sensazioni.

Li guardo e non vedo persone disperate, ma persone forti, dallo sguardo malinconico che ridono tra loro e sembrano quasi felici; vedo molta umiltà in loro e forse questa è la cosa che più gli invidio, mi reputo una persona abbastanza forte, ma la mia forza nasce spesso da sentimenti come la presunzione, l’umiltà non la conosco granchè e loro ridotti a supplicare per vendere un cavolo di gingillo inutile ne hanno moltissima. Vorrei sapere cosa pensano la mattina quando si svegliano, come affrontano la giornata che si trovano davanti e vorrei sapere cosa pensano la sera prima di addormentarsi, vorrei sapere se il loro sonno è popolato di sogni o incubi o se è un sonno agitato, spezzato, o se è un sonno tranquillo.

Li guardo e mi chiedo perchè lo facciano. Istinto di sopravvivenza? Concetti sociali imposti? Magari amore…si forse riescono ad essere così forti ed umili perchè hanno qualcuno da proteggere e da accudire, hanno il loro pensiero dolce che si affaccia al mattino appena svegli e li accompagna tutto il giorno, e per quello in treno ridono e grazie a quello forse, la sera riescono a dormire sonni tranquilli.

Per me in molti casi sarebbe molto più facile e naturale vagabondare e vivere all’avventura, continuare a cercare emozioni fino all’ ultimo momento della mia vita, che in un caso del genere sarebbe ovviamente molto prossimo. Oppure grettamente finirei sulla strada criminale semplicemente per garantirmi un vitto e un alloggio in carcere.

Cosa dovrebbe spingermi a umiliarmi solo per sopravvivere?

Ma insomma mi chiedo, che cavolo di schiavitù psicologica è mai l’istinto di sopravvivenza?

Ovviamente una speculazione cosi estrema e fredda non mi appartiene completamente, sono solo delle domande che mi pongo. In realtà sono dell’ idea che ci sia sempre qualcosa per cui valga la pena vivere, anche una stupida speranza, una cavolo di illusione, può servire a tenere la mente occupata (distratta) dalla condizione più o meno misera in cui ci troviamo.

Sicuramente un Pascal non si troverebbe d’accordo con me, ma credo che togliere questa sorta di garanzia a quegli uomini possa significare l’oblio.

Edit: Manco a farlo apposta è di oggi la notizia di un spot televisivo che invita gli africani a non emigrare in Svizzera, perchè non troverebbero quello che credono. (link da la Repubblica).