Une bière de trop.

settembre 15, 2008

Un leggero oblio della mente.

Niente di eccessivo, la testa vaga, le membra leggere, un piccolo oblio tra coscienza ed incoscienza.

Questo è quello che amo.

La mente sono io.

Io sono la mente.

Chi sono io e chi è la mente?

Non importa in questi casi.

La gente si muove veloce ed io la guardo.

La vedo?

Si, a volte la osservo; questa gente qua è nuova, ha tanto da darmi… ho molto da prendere da loro, finchè hanno da dare ed io da prendere la noia è lontana.

Questa gente che pensa in un altro modo, in un’ altra lingua; la guardo e spesso mi sorprendo quando realizzo al modo in cui pensano tra sè e sè. In un’ altra lingua.

E a cosa pensano? E come lo pensano?

Il fatto che il loro pensiero sia incapsulato in uno schema diverso, mi fa uno strano effetto, questa cosa mi eccita, lo ammeto, ma la sostanza?

Uno schema è uno schema.

Noi siamo imbrigliati sin dalla nascita negli schemi, questo quanto incide sulla nostra essenza?

Quanto il mio Io è personale e quanto è sociale?

Sono qui a bere birra in un bistrot vicino Pigalle a Parigi, iniziando una nuova vita, cercando qualcosa che fino ad ora non ho trovato o che non ho saputo trovare o che non mi hanno fatto trovare…fa lo stesso, per ora sono felice, sono sempre Io, dentro un’ altra realtà, cercando di capire i suoi schemi e magari di apprezzarli ma possibilmente evitando di assorbirli.

Sto semplicemente cercando degli schemi che si adattino a me, il contrario lo trovo deprimente.

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3 Risposte to “Une bière de trop.”

  1. Elle said

    Une bière aussi pour moi, s’il te plait 🙂 e poi cominciamo a chiacchierare…

    Mi piace quel tuo sguardo che si posa sui pensieri nascosti e silenti della gente che cammina per la strada.
    Capita anche a me di guardare i volti degli sconosciuti cercando di intercettare qualche loro pensiero in transito, o di intuire che lavoro fanno o dove stanno andando e perchè…
    Interrogativi che restano ovviamente senza risposta, ma è una specie di “giochetto” che da sempre mi piace fare e che, mio malgrado, mi viene automatico quando salgo su un autobus o un treno o un aereo. Per strada no, troppo fugace il contatto visivo, troppo veloce il passo della gente che cammina oggi…sui mezzi pubblici invece hai (o pensi, credi, provi ad avere) a disposizione quel frammento di tempo in più, appena lo stretto necessario per entrare in risonanza col pensiero altrui…

    Poi parli di schemi nei quali siamo confinati sin dalla nascita. E’ innegabile che se per schema intendi “regola”…sì ci siamo dentro, ma la regola non deve tradursi in rigidità mentale, allora sì che sarebbe davvero deprimente (ma non mi sembra tu corra questo rischio!)
    Personalmente sono questi gli schemi che mi stanno più stretti, ovvero quelle verità assodate che, chi più chi meno, si sente in tasca, sentendosi persino autorizzato a propinartele come scienza.

    “Quanto l’Io è personale e quanto è sociale”…è davvero un interrogativo enorme, immenso.
    Credo che l’uomo per natura sia un “animale sociale” che però ha bisogno di conservare quella fetta di personale che tuttavia viene sempre più fagocitata da un sociale in espansione.

    Nel complesso, un bel rompicapo caro Arkham, per essere trattato in poche righe di commento su un blog…ci penso su e poi, magari ritorno a scrivere dell’altro.
    I tuoi post sono così…me li devo assorbire col contagocce…non è forse la dose che fa il veleno?

    Bonjour à toi et bisoux à Paris.

  2. riccardo said

    Gli schemi sono fatti per essere distrutti. O almeno, questo è quel che credo.
    L’importante è che poi, anche questo non diventi un altro, o l’ennesimo schema. Non è facile, non è per niente facile.
    Ma la cervesia, o bière che dir si voglia aiuta… e non poco.
    Il sociale, secondo me, può esistere solo in un reciproco equilibrio col personale; l’alternativa è o lo schiacciamento dell’individuo, o la sua esaltazione… quasi faustiana.
    Ciao.

  3. icittadiniprimaditutto said

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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