Ciao, sono la Morale: 30 davanti e 50 di dietro.

febbraio 28, 2008

Stanotte mi sono ritrovato raggomitolato nel letto, un pò ubriaco e forse un pò fatto (una novità questa), a desiderare di voler tornare bambino.

Capita vero?

A me non era mai capitato. Desideravo proprio di  correre in lacrime da mia madre, di cercare attenzione da lei per farmi consolare, e di dimenticarmi un istante dopo il motivo del mio pianto, per fare qualsiasi altra cosa.

Desideravo fare cose stupide (più stupide di quelle che faccio tutt’ora), frivole, con la spontaneità propria dei piccoli, senza preoccuparmi dell’ impressione che avrei potuto suscitare in un eventuale osservatore.

La vita spesso è una gran rottura di coglioni (eh…si lo so, ma ora mi gira così), io la vedo molto come un moto costante e monotono puntellato qua e là da qualche guizzo irregolare, perciò desiderare di fuggire, di mollare tutto, di spezzare la routine e di aggrapparsi a uno di quei guizzi, penso sia abbastanza normale.

Ci sono quei momenti che anche le cose più importanti perdono di valore e sembrano sacrificabili in nome di una estrema libertà, di una leggerezza solo immaginabile, di una spontaneità a malapena descrivibile. Ho sempre immaginato però, di vivere tali momenti nel pieno della mia coscienza e ieri invece mi sono sorpreso con questo insolito desiderio.

L’inconscio che desidera l’ incoscienza. Ma che roba è?

Sarà forse una debolezza? Il mio magnificente Ego sta iniziando a mostrare i suoi primi segni di cedimento, ed orgoglioso com’è preferisce autoannientarsi piuttosto che vedersi allo specchio malconcio?

O forse è la mia coscienza (intesa come percezione, e non quella morale che è andata a farsi fottere da un pezzo, ‘sta troia…) che è stanca e ha deciso di prendersi una pausa? Ma stanca di cosa? Forse di portare sulle spalle tutti quegli schemi complicati con i quali deve sempre confrontarsi, e per colpa dei quali forse non riesce a fare il suo lavoro fino in fondo.

Quegli schemi che le impongo mio malgrado, quegli schemi che gli impone il mondo civile proprio tramite quella troia, che poi è la prima ad andarsene dopo aver marcato il territorio. Perchè la morale di ogni uomo è facilmente corruttibile, semplicemente perchè non è innata è solo applicata con forza; e per corrompere la morale basta un pensiero, non serve per forza un atto; ed ecco che lei si fa da parte, basta desiderare qualcosa di proibito, di sconveniente, di illegale, di eccessivo o di volgare per metterla da parte, quello che poi ci trattiene (a volte) sono gli scrupoli, sono le conseguenze; insomma sono gli schemi che deve portare sulle spalle la povera sorella. Cenerentola.

Ecco che forse Cenerentola questa notte ha voluto mandarmi un segnale: mi stava pregando di tornare indietro, a quando ancora la sua sorellastra non era arrivata a marcare il territorio, alla spontaneità dei primi anni di vita.

Spera forse forse che io conosca un modo per alleggerire il suo lavoro? Mica mi avrà scambiato per la fatina?

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6 Risposte to “Ciao, sono la Morale: 30 davanti e 50 di dietro.”

  1. Marco said

    Esperienza davvero interessante!

    MAmmamia di roba che hai tirato fuori! Hai sperimentao anche tu quel collegamento con la Terra, con la Madre. Si, tua mamma, la tua semplicità, il desiderio di affetto… Sai, sono contento per te, veramente!

    Si, la morale è limitante perchè è come una moda. E’ limitata ad un periodo di tempo, di coscienza, di tempo storico. La morale umana è così.
    E’ facilmente corruttibile perchè nasce proprio da quel senso di mancanza che non si riesce a colmare o a capire veramente, creando così schemi, pesantezza, rigidità, eccessi negli opposti.

    E chi ne subisce le conseguenze? L’ego, quell’ego che è necessario nel nostro mondo. Ma solo fino ad un certo punto, dato che siamo si esseri unici e quindi si abbiamo la necessità di individualizzarci. Ma a furia di questa corsa verso la individualizzazione, la specializzazione, abbiamo creato una morale che non contempla il collegamento con gli altri(che siano esseri viventi, o svariati campi della scienza, della cultura, della religione), che non contempla la semplicità, la libertà d’espressione, la capacità di saper esprimere i propri bisogno più intimi come quello di un’abbraccio, di voler ricere affetto.

    Abbiamo mascherato questi bisogni, ma non cancellati, altrimenti non saremmo più umani.
    E poi cosa succede?? Succede che si pensa di essere deboli nell’esprimere ciò che è più naturale in noi… il bisogno di Amore, in tutte le sue forme possibili… un sorriso, una pacca sulle spalle, un ‘abbraccio, un bacio, piangere, … e tutto quello che adesso non mi viene in mente.

    Arkham, è importante quello che hai provato, lo voglio sottolineare. Forse questaesperienza è scaturita anche dalle discussioni che abbiamo avuto di recente su questo blog…

    Statti bene…

  2. E’ bellissimo questo pezzo che hai scritto: bello, sputato dall’anima. Un pezzo che dà sensazioni, prima ancora di capirne, letteralmente, il significato; quel significato che non può capire chi non l’ha provato e io, francamente, non l’ho provato.
    Pare che tu parli dell'” insostenibile leggerezza dell’essere”; pare che tu parli di una leggerezza dell’essere (“quella troja di morale che è andata a farsi fottere”), che poi tutt’a un tratto hai capito essere insostenibile.
    Grazie al piffero. Non sono i problemi che pesano, ma i problemi non affrontati. Non sono le responsabilità che pesano, sono le responsabilità glissate a essere un macigno: è la “leggerezza dell’essere” quella che pesa, quella che ci fa sentire quel senso di inadeguatezza dentro il quale si affoga. Tu dici che la morale non è innata, ma la coscienza forse sì: ed è la coscienza a posto, la coscienza di aver fatto il proprio dovere, la coscienza di non aver fatto del male al prossimo, di averlo rispettato, quella che ci rende liberi. Liberi, felici, e leggeri davvero. Non sono i “viaggi” pericolosi e improbabili causati dagli stupefacenti quelli che ci porteranno nel luogo in cui vorremo stare: ma la schiena spezzata dal lavoro, o sui libri, l’aver guardato in faccia la vita, sostenuto il prossimo, questo sarà quello che ci metterà le ali, che ci conserverà l’entusiasmo e la voglia di ridere, questo è ciò che ci farà amare la vita, lontano da una leggerezza che è superficialità, incoscienza, irresponsabilità, ma soprattutto un’arma bianca che, più o meno lenatamente, non può che uccidere.

  3. Elle said

    Non è facile entrare dentro questo tuo post…ne hai messa di carne al fuoco, ma è talmente inteso ciò che dici (e come lo dici) che non posso fare a meno di lasciarmi andare ad un paio di considerazioni.
    Guardarsi dentro, guardarsi da fuori e non riconoscersi…forse proprio perchè c’è il rifiuto di certi schemi che non ti calzano addosso? beh non puoi farci mica niente quand’è così…è come volersi costringere a camminare con un paio di scarpe di due numeri più piccolo!
    Poi chiami all’appello morale e coscienza…due bestiacce che è difficile imbrigliare dentro gli schemi per certi animi inquieti…
    La morale è l’insieme delle convenzioni e dei credo radicati in una cultura e, di culture, ce ne sono tante.
    L’etica, anzi il senso etico, è soggettivo: è come un muscolo. Alcuni lo allenano fin da piccoli, altri no.
    Ma è pur sempre questione di allenamento.
    Se vuoi vincere una maratona, non servono grandi slanci iniziali…è nell’allungo che si vedono i risultati.

  4. unknown :P said

    Arkham: “Ecco che forse Cenerentola questa notte ha voluto mandarmi un segnale: mi stava pregando di tornare indietro, a quando ancora la sua sorellastra non era arrivata a marcare il territorio, alla spontaneità dei primi anni di vita”.

    coscienza, moralità e etica. già.

    donnamadre: “è la coscienza a posto, la coscienza di aver fatto il proprio dovere, la coscienza di non aver fatto del male al prossimo, di averlo rispettato, quella che ci rende liberi”.

    marco: “Si, la morale è limitante perchè è come una moda. E’ limitata ad un periodo di tempo, di coscienza, di tempo storico”.

    elle: “L’etica, anzi il senso etico, è soggettivo: è come un muscolo. Alcuni lo allenano fin da piccoli, altri no”.

    cavoli ragazzi! quanto fate pensare?

    la mia opinione sul quadro “ego, coscienza, morale e etica”.

    è tutto. tutto tutto soggettivo. coscienza è un parolone (per me). coscienza è percezione (dici giusto, Arkham). per me è percezione di ciò che è “giusto” e di ciò che è “sbagliato” sia verso il proprio “ego” che verso quella collettività in cui è gioco forza (con)vivere.

    con la collettività ci si convive dalla nascita (quale che sia la cultura di appartenenza) e che lo si voglia o no – dopo aver familiarizzato con gli schemi entro cui si muovono tutti gli altri mr. ego – si finisce (come tutti) per svicolare (di tanto in tanto… si spera :P) un pò qui e un pò là senza (miracolo!!!) intaccare minimamente la stima e il pensiero di sé come “bella persona” rapportato (ma che controsenso è?) alle “esigenze” della comunità.

    discorso diverso e più difficile quel confronto silente con l’archetipo della nostra immagine riflessa allo specchio. già. perché ti (il “tu” è in senso lato) ritrovi a fissare due “entità” in un’unica immagine.

    mr. ego conosce ogni singola minima sfaccettatura di te. sà quando si va di furbizia e ti strizza l’occhio quando fai lo sgambetto a miss moralità (sempre se serve allo scopo). s’incavola come una bestia quando chini la testa per quieto vivere (se è un ego forte). non manca di darti una bella pacca sulle spalle quando ottieni il tuo piccolo pezzo di luna, anche se per farlo scavalchi miss coscienza.

    già. eccola la coscienza. percezione di sé rispetto al contesto sociale che ci cresce. collettività che ha svezzato indirettamente il nostro personalissimo ego. ego e coscienza vanno a braccetto (la madre di tutti i conflitti interiori). ho un’altissima stima di me? ho una coscienza pronta a giustificare eventuali “appannamenti” verso moralità e etica. il che però genera un gran casino. perché se l’ego spinge in modo naturale verso azioni che trovano giustificazione verso quell’ “io, centro del mondo”, eccolo che si scontra con tutte quelle azioni basate sul “tu, rapportato alla collettività”. aspettative un pochino diverse quelle di mr. ego e miss coscienza. ricorda da vicino, molto da vicino, quel tipo di matrimonio che non c’è verso che funzioni ma che non c’è modo d’impedire. c’è un passaggio di un libro (the hacker crackdown) che rende l’idea sul tipo di matrimonio cui mi riferisco:

    “A entrambe le famiglie – e perfino ai vicini e agli ospiti casuali – risulta chiaro che non si tratta di una relazione capace di funzionare, eppure la disperata attrazione della giovane coppia non può tollerare ulteriori ritardi. Semplicemente, non ci possono fare nulla. Di sicuro voleranno piatti, le urla dalla loro casa di sposi novelli sveglieranno tutto il quartiere, e il divorzio attenderà dietro le quinte come un avvoltoio sopra il deserto del Kalahari, eppure questo è un matrimonio e da qui nascerà un figlio. Le tragedie finiscono con una morte; le commedie con un matrimonio”.

    quella commedia che va in scena un giorno dopo l’altro tra ego e coscienza. bella commedia. sempre originale. straordinarie le intepretazioni dei due protagonisti. mai uguali (spesso lo sembrano ma mica è vero!). rivisitata e spesso con gusto. a volte con malizia. altre con sottili cambiamenti di colori, tonalità e ritmi… giochi di luci/ombre… di cui ti accorgi (spesso e volentieri) solo quando iniziano a volare i piatti.

    è quando non c’è modo di evitare lo scontro che non è raro vederlo seguire dal solenne annuncio “signore e signori la depressione è servita!”. e via a farsi domande sul perché e il percome della vita tua e di quella degli altri, pronto ad afferrare il primo filo d’arianna abbastanza resistente da tirarti su. ma anche qui, occhio! che di fili d’arianna ne sono stati sgomitolati a dozzine nel quotidiano vivere e alcuni sono belli resistenti solo perché ci sono (ancora!) dopo “ere” di vita vissuta. e in tutto questo moralità e etica? beh…

  5. Arkham said

    Dannazione, mi dispiace proprio di aver avuto poco tempo questi giorni, perchè le vostre riflessioni sono interessantissime e danno a loro volta un’ immensità di spunti.

    Ho sempre abbracciato la teoria dell’ “homo homini lupus”, che qui mi pare di capire, anche dalle vostre affermazioni, che possiamo intendere in due modi: il primo vede l’uomo come un pericolo per gli altri uomini, che potrebbe far del male ad essi a causa della sua bestialità e istinitvità, alle quali viene posto rimedo appunto, tramite il famoso contratto sociale, istituendo una morale etc. (la visione strettamente hobbesiana). Ma “uomo lupo di se stesso” mi ha sempre suggerito qualcosa in più, che è appunto l’esatto contrario: è l’uomo, inteso come indiiduo, che frena i suoi istinti, è l’uomo che scende a compromessi, è l’uomo che si frena, che limita se stesso, facendo a volte proprio male a se stesso, per il bene della collettività. Ed è qui che l’ego viene sottomesso a volte dalla coscienza, come sembra che voi diciate.
    Tutti concetti soggettivi? Non sono d’accordo, la morale non è affatto soggettiva secondo me, è un insieme di schemi applicato alle nostre coscienze, dalla collettività in cui viviamo; come dice Marco: “Si, la morale è limitante perchè è come una moda. E’ limitata ad un periodo di tempo, di coscienza, di tempo storico. La morale umana è così.” E quando mai una moda permette l’espressione dell’ individuo?
    Lo stesso discorso è valido per le religioni, e non a caso spesso sono queste a dettare la morale di una colletività.

    Donnaemadre dice:”Tu dici che la morale non è innata, ma la coscienza forse sì: ed è la coscienza a posto, la coscienza di aver fatto il proprio dovere, la coscienza di non aver fatto del male al prossimo, di averlo rispettato, quella che ci rende liberi.”, ma mi viene in mente Pirandello in Uno, nessuno e centomila, che ho da poco riletto, quando dice che la coscienza esiste solo in relazione agli altri, che noi ci facciamo scrupoli di aver fatto bene o male qualcosa solo in funzione di chi abbiamo intorno, solo in funzione del giudizio che gli altri possono emettere. Che significa in fondo “avere la coscienza apposto”? non significa essere sicuri che se un’ altro si fosse trovato al nostro posto avrebbe fatto la stessa cosa?
    Punto di vista interessante, vero?
    (Teorizzando l’esistenza di un bene e di un male assoluti, ciò potrebbe decadere, ma non è il mio caso, non so se è il vostro.)
    Ecco che il discorso verte semrpe sullo stesso punto: ci sono situazioni in cui per soddisfare l’ego, si penalizza la coscienza e si infrangono le leggi della comunità.
    Ma voi direte, avere la coscienza apposto però non ci rende orgogliosi di noi stessi? Non nutre il nostro ego? Penso che da un lato lo faccia sicuramente, ma a volte ho tanta paura che sia solo un’ illusione; ho paura che faccia parte del gioco per tenere mansueta “la bestia”…
    In fondo, qual’è la visione più diffusa della società sulle prostitute? Per non parlare del favoreggiamento alla prostituzione!
    Bel circolo vizioso! 🙂

  6. Marco said

    Ehi Arkham, allora
    come hai metabolizzato questa esperienza? Qualche novità?

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