Ostinato.

febbraio 7, 2008

La sofferenza, sempre la sofferenza… sono tanti i moti interni che spingono l’uomo ad agire, a creare, a comporre, a lottare, a fare male ma perchè proprio la sofferenza mi sembra lo stimolo principe?

Perchè, a me, che piace così tanto stare bene? Perchè io che cerco la mia dimensione di tranquillità, devo sempre trovarmi avvolto da una oscura foschia?

Ah, rido! Ma quanti avranno formulato pensieri simili? A volte il troppo lamentarsi mi pare diventi un crogiolarsi. A cosa serve dolersi delle proprie disavventure, a che giova dispiacersi per i propri mali?

Debolezza e sconforto o un perverso piacere per il martirio? Difficle dirlo e difficile stabilire cosa sia peggio.

Chissà se si può arrivare ad eliminare la sofferenza; niente atarassia però e niente cinismo: semplicemente un pò di ragionamenti. Potrebbe essere che la sofferenza sia solo un’ illusione: siamo noi a crearla, siamo noi che affrontiamo le situazioni spaicevoli in modo debole, inetto, una specie di proiezione mentale.
Va bene non ci credo nemmeno io… la pianto.

C’è poco da fare, la sofferenza è l’indice della nostra imperfezione, è l’indice di qualcosa che ci manca, è sempre così, che si tratti della perdita di una persona cara, o delle mancate attenzioni da parte dell’ oggetto del nostro amore, o di un nostro difetto, o della nostra condizione di vita e via discorrendo. Provate a pensare ad una qualsiasi situazione che vi crea sofferenza e ditemi se in qualche modo non riuscite a ricondurla alla mancanza di qualcosa.

Ci hanno sempre insegnato che la perfezione non è nostro appannaggio, volendo prendere ciò per buono, l’unica soluzione che vedo è la noncuranza, è il distacco, è il progressivo disinteressare da quello che costituisce la nostra esistenza, intraprendere dunque la strada dell’ apatia, arrivando infine al vuoto mentale, all’ oblio dei sensi. Cinismo, nichilismo e affini non sono sufficienti, sono solo una maschera, rappresentano comunque uno stile di vita, una linea più o meno stabilita che si decide di seguire all’ interno della società, nel corso della vita, ma questi non escludono certo i sentimenti, gli stimoli, i desideri, le pulsioni fondamentali insomma, che portano l’individuo a soffrire della sua imperfezione.

Perfezione o apatia? Siamo in trappola… ahahahhah!


(per fortuna con un pò di lungimiranza si può auspicare ud una perfezione relativa, forse basta un pizzico di mediocritas mescolata ad un pò di autostima e presunzione e ad una buona dose di determinazione, chi lo sa…)

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Una Risposta to “Ostinato.”

  1. Arkham said

    Stavo rileggendo il brano di Locke che avevo postato un pò di tempo fa, volendo ammettere la sua teoria, mi verrebbe da desumere l’equazione seguente: la felcità muove il desiderio, il desiderio porta alla sofferenza.

    Un bel circolo vizioso direi.
    Ma infondo mi sembra tutto nella norma, felicità e sofferenza non sono forse due perfetti estremi? Non sono forse le due facce della stessa medaglia?

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