Divertissement!

novembre 27, 2007

Questa mattina mentre ero sul trenino per andare a lavoro, mi è capitato di vedere, come capita spesso non solo a me, il solito gruppetto di immigrati pieni di borse e pacchi, diretti chissà dove a vendere la loro paccottiglia.

Li guardo e mi interrogo sulle loro vite, sui loro pensieri, su come possano sentirsi; penso che trovarmi in una situazione del genere per me sarebbe l’inferno, non tanto per la povertà in se stessa, quanto per l’essere condannati a sopravvivere, ritrovandosi a trascorrere una vita senza stimoli che non siano quelli fisiologici, senza grandi aspettative, con poche speranze e ancor meno sogni. Uno dei livelli più bassi e infimi della maledetta routine della vita, che non dà neanche l’illusione di godersi la vita, magari facendo stupidi sacrifici per una stupida automobile, ma che ti sbatte direttamente in faccia la verità: sei una nullità, e sei schiavo dei tuoi bisogni fisiologici, devi spaccarti in due solo per mantenerti in vita e per farlo devi per forza stare al gioco.

Eppure guardandoli mi suscitano una certa invidia, un’ invidia mista a compassione, forse pena, non lo nego e mi dispiace e vorrei conoscerli, conoscere le loro storie ma sopratutto i loro pensieri, le loro sensazioni.

Li guardo e non vedo persone disperate, ma persone forti, dallo sguardo malinconico che ridono tra loro e sembrano quasi felici; vedo molta umiltà in loro e forse questa è la cosa che più gli invidio, mi reputo una persona abbastanza forte, ma la mia forza nasce spesso da sentimenti come la presunzione, l’umiltà non la conosco granchè e loro ridotti a supplicare per vendere un cavolo di gingillo inutile ne hanno moltissima. Vorrei sapere cosa pensano la mattina quando si svegliano, come affrontano la giornata che si trovano davanti e vorrei sapere cosa pensano la sera prima di addormentarsi, vorrei sapere se il loro sonno è popolato di sogni o incubi o se è un sonno agitato, spezzato, o se è un sonno tranquillo.

Li guardo e mi chiedo perchè lo facciano. Istinto di sopravvivenza? Concetti sociali imposti? Magari amore…si forse riescono ad essere così forti ed umili perchè hanno qualcuno da proteggere e da accudire, hanno il loro pensiero dolce che si affaccia al mattino appena svegli e li accompagna tutto il giorno, e per quello in treno ridono e grazie a quello forse, la sera riescono a dormire sonni tranquilli.

Per me in molti casi sarebbe molto più facile e naturale vagabondare e vivere all’avventura, continuare a cercare emozioni fino all’ ultimo momento della mia vita, che in un caso del genere sarebbe ovviamente molto prossimo. Oppure grettamente finirei sulla strada criminale semplicemente per garantirmi un vitto e un alloggio in carcere.

Cosa dovrebbe spingermi a umiliarmi solo per sopravvivere?

Ma insomma mi chiedo, che cavolo di schiavitù psicologica è mai l’istinto di sopravvivenza?

Ovviamente una speculazione cosi estrema e fredda non mi appartiene completamente, sono solo delle domande che mi pongo. In realtà sono dell’ idea che ci sia sempre qualcosa per cui valga la pena vivere, anche una stupida speranza, una cavolo di illusione, può servire a tenere la mente occupata (distratta) dalla condizione più o meno misera in cui ci troviamo.

Sicuramente un Pascal non si troverebbe d’accordo con me, ma credo che togliere questa sorta di garanzia a quegli uomini possa significare l’oblio.

Edit: Manco a farlo apposta è di oggi la notizia di un spot televisivo che invita gli africani a non emigrare in Svizzera, perchè non troverebbero quello che credono. (link da la Repubblica).

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2 Risposte to “Divertissement!”

  1. FeT. said

    “Ma insomma mi chiedo, che cavolo di schiavitù psicologica è mai l’istinto di sopravvivenza?”

    Tralascio per il momento il discorso sul vagabondaggio per potermi concentrare meglio su questa domanda che trovo piu’ interessante ma che, a parer mio, e’ posta in modo sbagliato.

    Credo sia piu’ adatta la versione: L’istinto di sopravvivenza e’ una schiavitu’ psicologica?

    Alla quale risponderei con un secco: no.
    L’istinto di sopravvivenza e’ una caratteristica psico/fisica propria dell’essere umano(a differenza delle varie degenerazioni che non sono intrinseche ad esso ma sono solo risultanti dell'”ambiente” che lo circonda) e come tale deve essere considerata come “risorsa” necessaria per la nostra vita.
    Esso e’ accomunabile al sistema immunitario, quando esso viene a mancare noi periamo in poco tempo, quindi in breve: L’istinto di sopravvivenza non e’ una “schiavitu'” ma una “virtu'”.

    Riprendendo il discorso Vagabondi, potremo dire che la loro felicita’, la loro umilta’ sia un’applicazione di questo istinto di sopravvivenza che fa “scattare” questo meccanismo di difesa, senza il quale essi vivrebbero in uno stato di apatia che li porterebbe a morte certa.

    Naturalmente questo discorso non vale per coloro che hanno scelto, sensa nessuna costrizione, di vivere alla giornata.

  2. Arkham said

    Mi piace pensare alle virtù come qualcosa di raro, faccio perciò fatica a considerare l’istinto di sopravvivenza come tale, anche se ho colto il senso del tuo discorso e non posso negare la sua valenza su un piano strettamente razionale e analitico.
    Ecco forse definirlo risorsa già mi trova più d’accordo.
    Ma in ogni caso trovo quantomeno deprimente trovare la forza di vivere solamente in una risorsa fisiologica.
    Sembra quasi un’ illusione della natura.

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