E se non fosse possibile astenersi dai desideri?
Dicembre 18, 2007
Miseria, dolore e sofferenza.
Almeno Second Arthur Schopenhauer, il quale teorizza una esistenza completamente soggiogata dalla Volontà, la quale non fa altro che metterci in condizioni di desiderare, per poi farci accorgere che gli sforzi fatti non erano proporzionati al piacere ottenuto, ed ecco che allora scatta la molla che ci fa desiderare ancora di più e che ci fa illudere che le nostre sofferenze finalmente potranno cessare.
«Noi ci illudiamo continuamente che l’oggetto voluto possa porre fine alla nostra volontà. Invece, l’oggetto voluto assume, appena conseguito, un’altra forma e sotto di essa si ripresenta. Esso è il vero demonio che sempre sotto nuove forme ci stuzzica»
Si tratta perciò di una volontà fine a se stessa, che tormenta il nostro animo e che ci porta a considerarci al centro del mondo, ad avere uan percezione privilegiata del nostro Io rispetto agli altri individui. La conseguenza è perciò la guerra per soddisfare questo egoismo.
Esistono delle tregue, ma queste sono occupate dalla noia, nemica ancora peggiore da fronteggiare, la quale porta anch’essa all’ insoddisfazione.
Questa è dunque la condizione umana secondo Schopenhauer, un divenire senza essere, un desiderare senza mai soddisfazione, un tormento continuo al quale sembra non esserci soluzione: non esiste saggezza, lungimiranza, ascesi, preghiera o divinità che possa aiutarci ad alleviare le nostre sofferenze.